7 comportamenti che possono creare distanza nella coppia

Aggiornamento: 27 ago

Quando una relazione entra in difficoltà, si tende spesso a cercare il momento preciso in cui qualcosa si è rotto: una lite particolarmente accesa, una delusione, un tradimento o una decisione importante sulla quale non si è riusciti a trovare un accordo.
In alcuni casi un episodio riconoscibile esiste. In altri, invece, la distanza si costruisce lentamente, attraverso modalità quotidiane che inizialmente sembrano poco rilevanti.
Una correzione, un bisogno non espresso o una discussione interrotta non compromettono da soli una relazione. Ciò che può fare la differenza è la ripetizione: quando una modalità diventa abituale e rigida e non viene più riparata, può modificare il modo in cui i partner si percepiscono. Gradualmente ci si può sentire meno ascoltati, meno apprezzati oppure meno liberi di mostrarsi per ciò che si è.
Questo non significa che esista una formula capace di prevedere il futuro di una coppia. La soddisfazione relazionale dipende da molti elementi, tra cui la storia personale, il momento di vita, lo stress esterno, le aspettative e le risorse di entrambi. Inoltre, comunicazione e soddisfazione si influenzano reciprocamente: si può stare peggio perché si comunica in modo più ostile, ma si può anche comunicare peggio perché nella relazione esistono già delusione e distanza.
I comportamenti descritti di seguito non sono quindi “prove” che una relazione stia finendo. Sono piuttosto dinamiche alle quali prestare attenzione, soprattutto quando si ripetono e non si riesce più a parlarne.
Aspettarsi che il partner comprenda bisogni e aspettative senza comunicarli.
Correggere continuamente il partner, fino a farlo sentire costantemente valutato.
Dare per scontati la presenza, i gesti e il contributo dell’altra persona.
Evitare ogni conflitto nel tentativo di mantenere una pace soltanto apparente.
Trasformare le discussioni in una gara nella quale bisogna stabilire chi ha ragione.
Cercare sempre il confronto all’esterno invece di affrontare i problemi con il partner.
Usare il silenzio per punire, controllare o costringere l’altro a cedere.
1. Aspettarsi che l’altro capisca senza dover comunicare
L’idea che chi ci ama debba sapere spontaneamente ciò di cui abbiamo bisogno è molto diffusa. Può sembrare una prova di intimità: se il partner mi conosce davvero, dovrebbe accorgersi che sono in difficoltà, capire perché sono delusa oppure sapere che cosa desidero senza che io debba dirlo.
Nella vita di coppia esiste certamente una conoscenza reciproca che permette di cogliere molti segnali. Tuttavia nessuna vicinanza consente di conoscere sempre i pensieri, le emozioni e le aspettative dell’altra persona, anche perché i bisogni cambiano nel tempo e ciò che era vero in una fase della relazione può non esserlo più in quella successiva.
Esprimere chiaramente ciò di cui abbiamo bisogno evita che aspettative non dette diventino fonte di delusione. Il rischio altrimenti è che il partner venga valutato non per ciò che fa o dice, ma per ciò che riesce a intuire, e che la relazione finisca così per misurarsi su aspettative che non sono mai state davvero condivise.
2. Correggere continuamente il partner
In ogni relazione capita di fare osservazioni o di chiedere all’altra persona di modificare un comportamento. Il problema non è esprimere un bisogno o un disaccordo, ma trasformare quasi ogni situazione in una valutazione: se il modo in cui il partner parla, organizza il tempo, svolge un compito, si veste o prende una decisione diventa oggetto di correzione.
Quando accade di frequente, il messaggio percepito può andare oltre il singolo comportamento ed essere percepito come : “Il tuo modo di essere non va bene”.
La persona che riceve continue correzioni può iniziare a sentirsi inadeguata, controllata o poco spontanea. Chi corregge, a sua volta, può essere convinto di stare semplicemente cercando di migliorare le cose, senza riconoscere l’effetto complessivo del proprio modo di comunicare.
C’è una differenza importante tra dire “Su questa cosa avrei bisogno che trovassimo un accordo” e reagire abitualmente con frasi come “Devo sempre spiegarti tutto” o “Non ne fai mai una giusta”. Nel primo caso si parla di un problema specifico; nel secondo, il giudizio finisce per riguardare la persona nel suo insieme.
3. Smettere di vedere ciò che l’altro fa
Con il tempo, molti gesti di cura finiscono per entrare nella routine. La presenza, l’ascolto, l’organizzazione della quotidianità e le piccole attenzioni possono diventare così familiari da non essere più notati. Non perché manchi l’affetto, ma perché ciò che è stabile tende a richiamare meno la nostra attenzione. Il rischio in questo caso è che uno dei partner continui a investire nella relazione sentendosi però sempre meno riconosciuto.
La gratitudine non consiste nel ringraziare in modo formale per ogni gesto, né deve servire a nascondere squilibri o mancanze reali. Significa riuscire ancora a vedere il contributo dell’altra persona e a farle sapere che quel contributo non è invisibile.
La ricerca sulle relazioni mostra che sentirsi apprezzati e provare apprezzamento per il partner sono associati a una maggiore disponibilità a prendersi cura del legame. In alcuni studi, l’apprezzamento è risultato collegato a una maggiore responsività verso i bisogni dell’altro, a un maggiore impegno e a una maggiore stabilità della relazione nel tempo.
4. Evitare ogni conflitto per mantenere la pace
L’assenza di discussioni non indica necessariamente che una coppia stia bene. A volte segnala una buona capacità di accordarsi; altre volte significa che uno o entrambi i partner hanno imparato a non affrontare gli argomenti più delicati per timore delle conseguenze.
Si può evitare un confronto per paura di ferire l’altro, di essere rifiutati, di provocare una reazione intensa o di scoprire differenze che sembrano difficili da gestire.
Nel breve periodo questa scelta abbassa la tensione. Nel lungo periodo, però, i bisogni e i problemi rimangono senza una risposta e possono ripresentarsi sotto forma di irritazione, freddezza, risentimento o progressiva rinuncia a comunicare.
Non tutte le pause sono evitamento. Rimandare una discussione perché si è troppo attivati, stanchi o arrabbiati può essere una scelta responsabile, soprattutto se si chiarisce quando verrà ripresa. Evitare significa invece lasciare sistematicamente l’argomento in sospeso, senza costruire un momento nel quale sia possibile affrontarlo.
Anche l’idea che in una relazione sana non si debba mai essere in disaccordo può diventare problematica. Le differenze sono inevitabili; ciò che conta è poterle esprimere senza trasformarle automaticamente nella prova che la coppia non funziona.
5. Trasformare la discussione in una gara
Durante un conflitto può accadere che l’obiettivo iniziale venga perso. Non si cerca più di comprendere che cosa sia successo o di trovare una soluzione possibile per entrambi: si cerca di dimostrare chi ha ragione, chi ha iniziato, chi ha commesso più errori o chi deve chiedere scusa per primo.
La conversazione assume allora la forma di un processo. Si accumulano prove, si recuperano episodi lontani, si interrompe l’altro e si ascolta soltanto per preparare la risposta successiva.
Anche quando uno dei due riesce ad avere l’ultima parola, il problema relazionale può restare intatto: un partner si sente vincitore e l’altro non si sente compreso.
Affrontare un conflitto in modo costruttivo non richiede di rinunciare alla propria posizione.
Non tutti i disaccordi si risolvono con una piena condivisione. Alcune differenze devono essere comprese, negoziate o tollerate.
6. Cercare sempre il confronto all’esterno invece che nella coppia
Quando qualcosa nella relazione ci fa stare male, parlarne con una persona fidata può essere utile. Un’amica, un familiare o un professionista possono aiutarci a mettere ordine nei pensieri, regolare le emozioni o guardare ciò che sta accadendo da una prospettiva diversa.
Il problema non è quindi cercare sostegno all’esterno, ma ciò che accade quando questo diventa il principale o l’unico spazio nel quale vengono affrontate le difficoltà della coppia.
Può succedere, per esempio, di raccontare ripetutamente ciò che non funziona, raccogliere opinioni e consigli, confrontarsi con diverse persone e arrivare poi dal partner con una posizione già consolidata, senza avergli dato realmente la possibilità di raccontare il proprio punto di vista.
In questo modo il confronto esterno, anziché aiutare a comprendere meglio ciò che accade, può contribuire a irrigidire le rispettive posizioni. Inoltre, chi ascolta conosce inevitabilmente la relazione attraverso il racconto di una sola delle persone coinvolte e può quindi restituire una lettura parziale, anche quando lo fa con le migliori intenzioni.
Questo non significa che i problemi della coppia debbano rimanere necessariamente all’interno della coppia. Significa piuttosto chiedersi se, oltre a parlarne con gli altri, esista ancora la possibilità di portare direttamente al partner ciò che ci ferisce, ciò di cui abbiamo bisogno o ciò che vorremmo cambiare.
Il sostegno esterno e il dialogo nella relazione possono coesistere. Diventano problematici quando il primo finisce per sostituire sistematicamente il secondo, quando parlarne con gli altri diventa più semplice che parlarne con la persona direttamente coinvolta.
Naturalmente questa considerazione vale quando il confronto con il partner è possibile in sicurezza. In presenza di paura, violenza, minacce o controllo, rivolgersi all’esterno può essere invece fondamentale.
7. Usare il silenzio per punire o controllare
Il silenzio non ha sempre lo stesso significato. Una persona può smettere temporaneamente di parlare perché è sopraffatta, teme di dire qualcosa di offensivo o ha bisogno di recuperare lucidità.
Una pausa comunicata con chiarezza può proteggere il confronto: “In questo momento non riesco a continuare. Ne riparliamo questa sera”.
Diverso è il silenzio utilizzato per punire, ottenere una resa o lasciare intenzionalmente l’altro nell’incertezza. Non rispondere per ore o giorni, interrompere ogni forma di contatto senza spiegazioni o ritirare l’affetto finché l’altra persona non cede non risolve il problema.
Può aumentare il senso di rifiuto e alimentare una dinamica nella quale più un partner cerca il contatto, più l’altro si chiude.
La differenza principale non sta soltanto nella durata, ma nella funzione e nella possibilità di riprendere il dialogo. Una pausa ha un confine e prevede un ritorno alla conversazione. Il silenzio punitivo mantiene invece il partner in una posizione di impotenza e trasforma la comunicazione in uno strumento di pressione.
Ciò che conta è la possibilità di riparare
Queste sette dinamiche hanno qualcosa in comune: riducono progressivamente la possibilità di incontrarsi davvero. Una persona presume che l’altro sappia già, una valuta, una smette di vedere, una evita, una combatte, una porta tutto all’esterno e una si ritira.
Nessuno di questi comportamenti, preso singolarmente, definisce una coppia o stabilisce come finirà la relazione.
Il punto centrale è ciò che accade dopo. Ci si accorge dell’effetto prodotto? È possibile tornare sull’episodio? C’è spazio per riconoscere la propria parte senza trasformare l’assunzione di responsabilità in una sconfitta? Alle parole segue qualche cambiamento concreto?
Riparare non significa cancellare ciò che è successo. Significa ricostruire il contatto dopo una frattura: nominare l’accaduto, ascoltare l’impatto sull’altra persona, chiarire il proprio vissuto e cercare un modo diverso di affrontare situazioni simili.
Non è necessario che le coppie non sbaglino mai. È però importante che gli errori non diventino l’unico linguaggio possibile della relazione.
Scritto dalla dr.ssa Elizabeth Moore
Bibliografia
Gottman, J. M., Silver, N. (2013). Intelligenza emotiva per la coppia. Milano: BUR Rizzoli. (Rizzoli Libri)
Gottman, J. M., Gottman, J. S. (2021). La scienza della terapia di coppia e della famiglia. Milano: Raffaello Cortina Editore. (www.raffaellocortina.it)
Johnson, S. (2022). Stringimi forte. Sette passi per una vita piena d’amore. Milano: Raffaello Cortina Editore. (www.raffaellocortina.it)
Link esterni
American Psychological Association – Come mantenere sana una relazione di coppia Approfondimento su comunicazione, conflitti e qualità della relazione. (APA)American Psychological Association – Healthy relationships)
PubMed – Comprendere pensieri ed emozioni del partner nelle relazioni intime Ricerca collegata al tema dell’aspettarsi che il partner comprenda spontaneamente ciò che pensiamo o proviamo. (PubMed)Mind-reading accuracy in intimate relationships
PubMed – Gratitudine, apprezzamento e mantenimento della relazione Studio sul riconoscere il contributo del partner e sul rischio di darlo per scontato. (PubMed)Gratitude promotes relationship maintenance in intimate bonds
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