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  • Immagine del redattoreElizabeth Moore

Il Bullismo


dipinto di arte moderna, dal titolo "vernice schizzata"

Cosa è realmente il Bullismo?


A oggi esiste ancora molta confusione su cosa sia il bullismo, nel senso che sia la stampa che gli organi di informazione spesso confondono la realtà del bullismo vero e proprio con altri comportamenti, atteggiamenti ed episodi di violenza.

Per definizione “Il bullismo fa riferimento ad un tipo di interazione deviata tra bambini o ragazzi in cui un soggetto è protagonista di atti di aggressione e sopraffazione e un altro si trova suo malgrado nel ruolo della vittima o del perseguitato”.


In Italia il bullismo è esploso verso la fine degli anni novanta, quando iniziarono a comparire sulla stampa, prima ancora che nella ricerca scientifica, tanti episodi che facevano riferimento a comportamenti prepotenti, che venivano etichettati come fenomeni di bullismo, in qualche caso in maniera errata.


Se da un lato i bulli ci sono sempre stati, i ragazzini prepotenti ci sono sempre stati, il capobanda, ecc.. la differenza tra le prepotenze di una volta, le prese in giro di una volta e quelle attuali è proprio legata al fatto che i bambini e i ragazzi di allora comunque erano compresi all’interno del gruppo, quindi alla fine anche chi veniva preso in giro non era isolato, non c’era la condizione di emarginazione e di isolamento che si verifica oggi nei fenomeni di bullismo.


Di questi tempi non c’è scuola che non sia, in qualche modo, influenzata dal fenomeno del bullismo e quindi tutti i giovani rientrano dentro questo tipo di dinamica. Nelle ricerche, quando si parla del bullismo, in realtà si parla di vittime e di bulli , ma c’è anche tutto il gruppo di coloro che non sono né vittime né prepotenti ma che assistono e conoscono bene in classe cosa avviene. Quindi in realtà il fenomeno del bullismo non è l’episodio di violenza, come appare sui giornali, ma è l’essere immersi in un contesto, in una rete relazionale dove i rapporti sono basati all’insegna di qualcuno che è prepotente e qualcuno che è vittima, e questo nei contesti educativi è qualche cosa che purtroppo si ripete di frequente.


Le ricerche sociali ci avvisano che la società sta subendo delle trasformazioni economiche e sociali, i valori di riferimento sono cambiati; fondamentalmente la società occidentale è una società in cui si tollera la sopraffazione. L’alta competitività sociale e il tornaconto personale sono gli elementi sociali che creano i contesti relazionali dove i bambini crescono e il terreno fertile in cui far attecchire episodi riferibili al bullismo.


Tra le caratteristiche peculiari del bullismo, troviamo il fatto che esso sia persistente e continuativo.

Esistono episodi di vandalismo (come può esserlo l’allagamento della scuola), i quali non sono da sottovalutare, ma rientrano in un fenomeno che può essere fine a se stesso, legato a quell’obiettivo (saltare l’esame, l’interrogazione..).

Il bullismo invece si configura come duraturo, persistente nel tempo. E' spesso fatto di azioni quotidiane. Il tempo medio, in cui una famiglia o un insegnante possono venire a conoscenza di questi fenomeni sommersi, è tra i sei mesi e l’anno e mezzo. Questa persistenza del fenomeno nel minore fa sì che esso stesso si adegui in qualche modo al ruolo e che arrivi a sviluppare problematiche ad esso associate, come ad esempio un abbassamento dell’autostima o manifestazioni di tipo depressivo. Le varie prepotenze portano ad un isolamento, ad una emarginazione, ad uno stato di sofferenza tale per cui il bambino e il ragazzo ne risentono a livello psicologico.


Gli interventi in questo contesto possono essere attuati a più livelli. All’interno del contesto scolastico vanno dal gruppo dei professori, al gruppo dei ragazzi, al gruppo dei genitori.


A livello individuale invece lo sguardo sarà rivolto ai due soggetti diretti di questa situazione, la vittima designata e il bullo.

Anche chi interpreta la parte del bullo avrà infatti bisogno di essere accompagnato verso un percorso che lo aiuti a costruire le capacità necessarie per un suo sviluppo sereno e piacevole all'interno della società.




Bibliografia

- Dan Olweus, Bullismo a scuola, ragazzi oppressi e ragazzi che opprimono, Giunti Ed., 2007

- Daniele Fedeli, Bullismo oltre, Vannini Ed, 2007

- Roberto Trinchero, Io non ho paura, Franco Angeli Ed, 2013

- Emilia Manesini, Bullismo che fare? Prevenzione e strategie d'intervento nella scuola, Giunti Ed., 2000

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