top of page
  • Immagine del redattoredr.ssa Elizabeth Moore

Il Training Autogeno


dipinto con uccelli lontani che volano

Cos'è il Training Autogeno?

Con il termine Training Autogeno si fa riferimento ad una tecnica di rilassamento di interesse psicofisiologico, un metodo di aiuto psicosomatico elaborato dallo studioso di origine berlinese J.H. Schultz, da lui definita come un “metodo di autodistensione da concentrazione psichica”.


Il Training Autogeno è uno strumento ormai così diffuso che di esso si avvalgono sia le persone bisognose di riequilibrare funzioni alterate, sia le persone "sane" che desiderano migliorare la propria qualità di vita.

Training = allenamento, esercizio sistematico per la formazione di se stessi

Autogeno = che si genera da sé


Il Training Autogeno consiste nell’apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva, che permettono progressivamente il realizzarsi di spontanee modificazioni di funzioni involontarie come il tono muscolare, la funzionalità vascolare, l'attività cardiaca e polmonare, lo stato di coscienza.


Shultzl definì il “concetto di commutazione” rimandandolo al concetto di cambiamento, al modificare cioè di uno stato di cose ormai stabilmente strutturato. Questo stato di “commutazione autogena” genera una deconnessione psichica permettendo appunto il passaggio da uno stato di veglia ad uno stato di metabolismo di base simile al sonno.


Dal punto di vista psicologico commutare significa cambiare atteggiamenti di vita radicati, abbandonare determinate abitudini, usare in modo diverso il pensiero, l' attenzione, la concentrazione.

Nel caso del Training Autogeno significa “allenarsi” in modo diametralmente opposto dal consueto concetto di allenamento.


Negli allenamenti di vita quotidiana infatti ci si addestra a fare qualcosa, nel Training Autogeno ci si addestra a “non fare”. Nella pratica del Training Autogeno ci si allena a non allenarsi, conquistando piano piano la capacità di staccarci dalla nostra spinta a operare sulla realtà per trasformarla e adattarla ai nostri fini.


In conseguenza all'apprendimento di questo nuova capacità generalmente si sviluppano spontaneamente modificazioni psichiche e somatiche che sono di senso opposto a quelle provocate nella nostra mente e nel nostro corpo da uno stato di tensione, di ansia o di stress.


Di fronte ad una situazione-stimolo di tipo stressogeno o ansioso l'unità biopsichica come abbiamo visto reagisce.

Oltre alle modificazioni fisiche precedentemente descritte quali tensioni muscolari e vascolari o l'impressione di essere sopraffatti dalle proprie emozioni e dai pensieri che si affollano nella mente, si potrà avvertire anche una sensazione di calore al capo.


L'allenamento alla realizzazione di uno stato di sempre maggiore passività, consente invece all'unità biopsichica di reagire gradualmente in modo opposto.

Si determinano allora distensione muscolare e vascolare e sensazione di calore al corpo; infine può svilupparsi una sensazione di fresco alla fronte che corrisponde a uno stato di calma, di benessere, di pace interiore.


E' consigliato praticare il Training Autogeno almeno una volta a settimana. Inizialmente per imparare la pratica sarebbe utilealternare una seduta di allenamento, in cui si impara a praticare un nuovo esercizio, e una seduta di controllo per consolidare la tecnica appresa e i suoi effetti.


Nonostante lo stesso Schultz definì il proprio metodo "Yoga occidentale” e ci siano molte affinità fra le due tecniche, possiamo riscontrare anche una serie di differenze. In primis lo stato di concentrazione è differente: nel Training Autogeno essa è di tipo passivo e si orienta su sensazioni somatiche, nelle tecniche orientali è di tipo attiva e si avvale di spunti meditativi a contenuto religioso.


La caratteristica fondamentale di questo metodo è la possibilità di ottenere, attraverso esercizi che potremmo considerare “mentali”, delle reali modifiche corporee