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  • Immagine del redattoreElizabeth Moore

Counseling e Adolescenti


Dipinto raffigurante una via di città con tanti appartamenti diversi e coloranti, a voler raffigurare la complessità dell'adolescenza

E' possibile operare con il counseling all'interno di vari contesti,

ma appare come particolarmente indicato nel trattamento con gli adolescenti


Il Counseling Psicologico


L'intervento di Counselig Psicologico è utile quando non è presente o evidente un disturbo psicologico, ma piuttosto nei casi di specifiche difficoltà personali, che possono andare dallo sviluppare delle risorse, gestire dei pensieri, migliorare una relazione affettiva, prendere una decisione, sviluppare delle risorse...


Con l'intervento di counseling lo psicologo cerca di sostenere, favorire, sviluppare le potenzialità della persona stimolando le capacità, le consapevolezze e le risorse strettamente personali.


E' possibile operare con il counseling all'interno di vari contesti. Ogni singolo contesto ha comunque caratteristiche proprie di quel contesto.


Counselig con gli adolescenti

Per quanto riguarda in particolare il counseling con gli adolescenti, la necessità di stabilire una relazione positiva è ormai riconosciuta come caratteristica essenziale.

E’ attraverso questo rapporto che si può coinvolgere il ragazzo, consentendogli di aprirsi e di parlare di sé.

E’ un rapporto che va costruito, passo dopo passo e la sua mancanza può impedire il processo terapeutico.

La costruzione di una relazione positiva con l’adolescente è pertanto uno degli aspetti fondamentali.


Studio: Un recente studio che ha coinvolto vari professionisti della salute provenienti da diversi

campi, tutti esperti nel lavoro con gli adolescenti, ha indagato attraverso l’uso di focus group i fattori che potessero aiutare la pratica con i ragazzi. I partecipanti a questo studio hanno sottolineato come il lavoro con gli adolescenti differisca a seconda dei casi; allo stesso tempo è emersa come categoria centrale e unificante in questa analisi la centralità delle relazioni, cioè l’importanza del processo di costruzione e di collaborazione nel rapporto (Schmied e Walsh, 2010).


Le difficoltà a coinvolgere i ragazzi in terapia è ampiamente percepita .


E’ stato ipotizzato che un aspetto di questa difficoltà possa essere il divario tra i giovani e gli adulti circa la percezione del tempo. Per alcuni adolescenti anche un intervento breve può apparire senza fine e comunque un’imposizione oppressiva alla propria libertà.

Le qualità che caratterizzano gli adolescenti suggeriscono che possano trarre beneficio da un intervento circoscritto ad alcune aree e che si proponga di dare al ragazzo strumenti per fronteggiare le difficoltà in un percorso di durata più limitata; l’intervento di counseling, che si caratterizza per un intervento circoscritto, sembra quindi ben adattarsi.

Spesso l'obiettivo principale del counseling rivolto agli adolescenti è infatti quello di fornire ai ragazzi, che stanno cercando di appropriarsi delle proprie autonomie, degli strumenti idonei per fronteggiare eventuali difficoltà legate alla loro crescita e al loro inserimento nella realtà scolastica, sociale, educativa e lavorativa.


Atteggiamenti e comportamenti a rischio sono soliti svilupparsi proprio nel periodo adolescenziale ed è per questo che l'attività preventiva diventa particolarmente importante durante questo periodo e dovrebbe essere instaurata prima dell'insorgenza di un vero e proprio disagio.


Il counseling scolastico solitamente è volto ad analizzare e prevenire anche i problemi legati ai bassi risultati scolastici in quanto questi potrebbero essere predittori di problemi comportamentali in generale .


Gli interventi di prevenzione solitamente mirano allo sviluppo di un ambiente sociale adeguato, alla promozione della salute fisica e mentale, anche attraverso politiche pubbliche.

Gli interventi preventivi dovrebbero anche mirare ad insegnare agli adolescenti a gestire lo stress, a sviluppare una flessibilità che permetta loro di accedere ad un repertorio personale di strategie, in modo tale da affrontare adeguatamente situazioni molto diverse tra loro.

Secondo il Department of Education and Science (1988), il counseling rivolto agli adolescenti può essere distinto in: informale, che consiste soprattutto nell'ascolto e nell'eventuale orientamento; formale, che si occupa di sostenere i giovani durante la realizzazione dei loro compiti evolutivi; psicoterapeutico, che opera di fronte a veri e propri disagi.

Il counseling rivolto agli adolescenti può operare a livello sanitario, socio-ambientale e psicologico.


Nel counseling con gli adolescenti, la competenza comunicativa, l'ascolto e l'empatia, sembrerebbero acquisire una valenza maggiore, rispetto a ciò che accade con gli adulti, pur rimanendo la base di un processo comunicativo efficace.


Attività di counseling di gruppo, rivolta agli adolescenti, effettuata nel contesto scolastico o in un consultorio, tra l'altro, può rappresentare un importante completamento al counseling individuale in quanto, integrandosi, è possibile che i ragazzi manifestino una maggiore espressione dei diversi aspetti di sé.

Qualsiasi sia la modalità, il compito fondamentale dell'operatore, quando viene a contatto con l'adolescente, è comunque quello di fornire risposte valide per aiutarlo ad affrontare i compiti legati allo sviluppo, in modo da prevenire comportamenti antisalutari che possano comprometterne la crescita futura.


Un'analisi dei fattori di resilience e dei fattori di rischio è funzionale sia ad interventi di prevenzione, sia per interventi mirati.

I fattori di resilience sono quei fattori protettivi personali e sociali che permettono di affrontare le situazioni avverse (vedi articolo: Lo Stress in Adolescenza).

A seconda dell’accezione, il termine resilience può rimandare ad una competenza, alla capacità cioè dell’individuo di resistere allo stress e di superare positivamente condizioni avverse. In una seconda accezione il termine resilience prende in maggiore considerazione gli aspetti legati ai fattori protettivi, cioè a quegli eventi favorevoli che possono aiutare a contrastare l’effetto di situazioni sfavorevoli .


Una significativa porzione dei fattori di rischio e di protezione deriva dall'interazione che c'è tra gli individui e il loro ambiente sociale e includono sia gli elementi dell'ambiente in cui il giovane vive, sia la sua personale risposta a questi fattori.

Numerosi fattori possono influire sulla vita del ragazzo.

Se da un lato una buona condizione socio-economica, il contatto con i familiari e altri adulti, il coinvolgimento in attività ricreative e sportive, un buon supporto sociale possono conferire capacità di protezione, al contrario condizioni socio-economiche sfavorevoli, la presenza di un solo genitore, soprattutto se associata a minori risorse economiche, un basso livello di sostegno sociale etc. sono tutte situazioni che possono rappresentare fattori di rischio.


Studio: Un recente studio longitudinale sugli adolescenti di Parma (2004) ha identificato i seguenti fattori di protezione come fondamentali nell’adolescenza: il livello di autostima, le abilità di coping e il supporto sociale. Per quanto riguarda i fattori di rischio, l’esposizione a situazioni di stress ambientale, la delinquenza e il livello di sensation seeking (comportamenti di ricerca del rischio) sono tra gli indici che più sono risultati rilevanti. Le variabili relazionali in ogni caso sono quelle che sono risultate di peso maggiore, sia in termini di rischio che di protezione.

E’ emerso inoltre che determinate variabili possono essere considerate fattori di rischio o protettivi solo se mediate dalla presenza di altre, in caso contrario, perdono il loro peso; ad esempio è determinante la variabile del sensation seeking (comportamenti di ricerca del rischio) all’interno dei fattori di rischio associati alla delinquenza.


Lo Stress

Lo stress in adolescenza costituisce un importante fattore di vulnerabilità. Alcuni studi lo indicano in aumento anche a causa dell’incertezza sociale che si aggiunge alla normale incertezza dell’adolescenza.

Geldard e Geldard distinguono tra stress normativi rappresentati dai generali compiti di sviluppo, e stress non normativi come i divorzi dei genitori e i lutti nell’ambito familiare o la mancanza di lavoro e gli stress quotidiani.

Gli eventi stressanti includono sia eventi seri e gravi, sia accadimenti apparentemente minori, che diventano problematici solitamente solo dopo un’esposizione ripetuta.

Compas suddivide gli agenti stressanti in tre ampie categorie: stress generico o normativo, stress grave acuto e stress grave cronico.


Parte normale del processo di sviluppo per tutti gli adolescenti è l’essere esposto ad un certo livello di stress generico. Questo include problemi quotidiani ed eventi più importanti, come il trasferimento in una nuova città o in una nuova scuola.

Lo stress grave acuto tocca invece solo una parte degli adolescenti ed è la risposta ad eventi di grande rilievo, come la perdita di una persona cara, gravi incidenti o disastri.

Un’altra parte di adolescenti sarà invece esposto, come parte continua del proprio ambiente familiare, a stress gravi cronici. In questo caso le avversità includono la povertà, il razzismo, la violenza familiare e la psicopatologia familiare.

Le diverse categorie non sono esclusive, pertanto gli adolescenti possono essere esposti ad una o più forme di stress.


Sono state individuate differenze legate al genere. E’ stato scoperto che le ragazze subiscono più eventi stressanti e di sfida rispetto ai ragazzi. Le adolescenti riportano infatti un numero maggiore di agenti stressanti in famiglia, tra gli amici, di tipo intimo e sociale rispetto ai ragazzi e percepiscono questi eventi come più stressanti rispetto ai coetanei. E’ stato ipotizzato che queste differenze possano spiegare le differenze di sesso nella presenza di umore depresso.


Sono individuabili ambienti/situazioni differenti che tendono a divenire motivo di stress adolescenziale: l’ambiente familiare, l’ambiente scolastico, l’ambiente lavorativo, il mutare delle relazioni, le problematiche connesse alla sessualità, le pressioni socioeconomiche e la disoccupazione.


Per quanto concerne l’ambiente familiare esistono moti fattori che possono provocare stress nell’adolescente, a cominciare dalle stile di funzionamento della famiglia. Minuchin, di cui ho parlato diffusamente nell'articolo: "Famiglia e Confini", definisce la natura dei confini, che definiscono i vari sottosistemi familiari, e sottolinea quanto possano creare problemi e disagio confini non chiari e non ben delineati (invischiamento), cosi come confini eccessivamente rigidi (disimpegno).


Anche gli stili comunicativi adottati nella famiglia sono di fondamentale importanza. Per favorire uno sviluppo adattivo è importante che i genitori siano prima di tutto in grado di comunicare efficacemente con i figli e di stabilire un processo comunicativo bidirezionale, in cui il ragazzo ha l’opportunità di esprimere il proprio pensiero.

Le condizioni ottimali sono quelle in cui l’ambiente è caloroso e sollecito, armonioso, in cui sono rispettati i bisogni e i confini altrui, in cui vi è una comunicazione aperta e i conflitti sono affrontati e gestiti.

Altri fattori influenzano l’ambiente familiare come la relazione tra i genitori o l’eventuale separazione o divorzio. Situazioni familiari che vedono un genitore alcolista o drogato, problemi di ordine psicopatologico, abusi, sono tutti elementi che possono rappresentare forti condizioni di stress per il giovane, che può non riuscire a trovare in se stesso le modalità adeguate per poterli affrontare.


L’ambiente scolastico costituisce un ulteriore motivo di preoccupazioni per il ragazzo. L’esperienza o il rischio dell’insuccesso, la poca autorità degli allievi rispetto agli insegnanti in un periodo della vita in cui le problematiche del potere e dell’autorità sono di grande importanza, possono portare a preoccupazioni nei riguardi della scuola e, nei casi peggiori, all’allontanamento da questa.


Altro tema importante per il ragazzo è il gruppo dei pari. La ricerca della propria identità e il processo d’individuazione passano anche attraverso l’accettazione degli amici. Durante questo periodo la formazione di gruppi di coetanei è un aspetto normale. E’ altrettanto intuibile come il gruppo dei pari possa influire sul comportamento dell’adolescente e quindi, là dove questi comportamenti sono autodistruttivi o delinquenziali, c’è il rischio che il giovane possa incontrare difficoltà.

Il fumo, il consumo di alcool e droghe, comportamenti sessuali pericolosi e comportamenti di tipo antisociali sono solo alcuni tra i pericoli che il ragazzo potrà trovarsi a dover affrontare nel lungo cammino verso la maturità. Imparare ad assumersi le responsabilità e ad affrontare le situazioni è uno dei compiti evolutivi dell’adolescenza.

Ma se queste avversità non saranno affrontate in modo adattivo possono avere conseguenze nocive.


Conclusioni:

E' in questo contesto di forte mutamento, crescita e passi da affrontare che un sostegno di tipo psicologico può apportare quell'aiuto in più di cui il ragazzo può avere bisogno,

e il Counseling Psicologico per come è strutturato e percepito anche dai ragazzi, pare essere una delle modalità di elezione quando parliamo di adolescenti.




Bibliografia

- Ponterotto J., Quality research in counseling psychology, Jounal of Counseling 2005)

- Weersing, Rozenman Gonzalez, Brief behavior therapy for pediatric anxiety and depression, Yama Psichiatric, 2008

- Altman N., Briggs R., Frankel J., Gensler D., Pantone P. Psicoterapia Relazionale con i bambini, Astrolabio Ed. Roma (2005)


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